Il Tempio Borobudur e i dintorni

Il 4 agosto 2015 è dedicato alla visita del Tempio Borobudur all’alba e dei villaggi nei dintorni. L’incontro è alle h03.30 davanti al nostro albergo con Golan, una guida dell’associazione Jaker, contattata dall’Italia tramite l’e-mail jackpriyana@yahoo.com.sg, riportata sulla guida Lonely Planet.

Il costo del tour è di 900.000 Rp totali, escluso il biglietto di ingresso al tempio e la guida privata nel tempio. Non abbiamo dato nessun anticipo, pagando tutto al momento. Dopo circa un’ora di auto, trascorsa in una piacevole chiacchierata con Golan, un ragazzo giovane, simpatico e molto preparato, arriviamo al famoso tempio. All’ingresso c’è un’altra guida ad aspettarci, che, dopo l’alba, ci accompagnerà nel tour del Borobudur, mentre Golan tornerà a letto per qualche ora! Il biglietto di ingresso al tempio all’alba costa 380.000 Rp/persona e include anche un coffee break al termine della visita, mentre la guida costa in totale 250.000 Rp. Per maggiori info: http://borobudurpark.com.

Alba al Borobudur 2E’ ancora buio e muniti di torce ci incamminiamo verso il tempio. Saliamo da una delle quattro scalinate laterali, per raggiungere gli ultimi tre piani circolari, dove ci sediamo ad attendere il sorgere del sole. Ovviamente c’è già un sacco di gente rumorosa, che purtroppo rovina l’atmosfera eterea dell’alba. Cerco quindi di concentrarmi sul paesaggio: un velo di nebbia ricopre le distese di palme intorno al tempio, completamente immerso tra le colline, nel verde della giungla, e, dietro al profilo del Gunung Merapi, il cielo si schiarisce, illuminando le sagome degli stupa e delle statue di Buddha. Il cielo è un po’ nuvoloso, ma con un po’ di pazienza, verso le h06.30, vediamo la palla gialla che spunta in piena luce tra nuvole, dando ufficialmente inizio alla giornata.

Il Borobudur è il tempio buddhista più importante dell’Indonesia ed è patrimonio dell’UNESCO.

Alba al Borobudur 3Il tempio fu costruito nel IX secolo d.C. in roccia vulcanica per ordine dei sovrani della dinastia Sailendra. Con la diffusione dell’islam sull’isola di Java fu poi abbandonato e riscoperto agli inizi del 1800. Iniziarono così i primi lavori di restauro, che proseguirono con ampie opere di ristrutturazione nel corso del XX secolo. Recentemente ci sono stati altri lavori di manutenzione per i danni causati dal terremoto del 2006 e per migliorare il sistema drenante.

Il tempio sembra una montagna: dal basso verso l’alto è costituito da sei terrazze a base quadrata, sormontate da tre terrazze circolari, che portano all’ultima terrazza circolare con il grande stupa, per un totale di 10 terrazze. Questa struttura simboleggia il cammino verso il nirvana, che coincide con la sommità del tempio. Un corridoio di 5 Km percorre il perimetro delle terrazze quadrate fino alle piattaforme circolari e su entrambe le pareti del corridoio ci sono pannelli narrativi che rappresentano il libro del buddhismo. La guida ne ha spiegati alcuni nel dettaglio. I pellegrini percorrevano due volte il corridoio per imparare le figure prima su un lato e poi sull’altro. Su ognuno dei quattro lati del tempio c’è poi una scalinata che permette di raggiungere le terrazze circolari senza dover percorrere tutto il corridoio.

Borobudur 5Nelle piattaforme quadrate ci sono 432 statue di Buddha con diverse posizioni delle mani, ognuna con un preciso significato, fino al Dharmacakramudra che rappresenta l’armonia. Nei piani circolari ci sono 72 stupa a graticcio, che contengono altre statue di Buddha. Nei primi due livelli circolari le aperture degli stupa sono a forma di rombo, mentre nell’ultimo livello sono a forma quadrata: questo simboleggia l’ottenimento della stabilità man mano che ci si avvicina alla sommità, cioè il nirvana.

Al termine del tour guidato, durato circa un’ora e mezza, ci attende finalmente la colazione a base di caffè e latte o thè e banana fritta. Salutiamo la guida del Borobudur e ritroviamo Golan, pronti per visitare i villaggi nei dintorni.

IMG_8417La prima tappa è la Collina di Setumbu, da cui si vede in lontananza il Borobudur spuntare tra la folta vegetazione. Molte persone vengono qui per vedere l’alba, ma io consiglio di andare direttamente al Borobudur perché dalla collina il tempio risulta lontano ed è quindi meno suggestivo. A parte l’alba, da qui si gode comunque di un bel panorama sulla giungla circostante e sui campi di riso. Lungo il sentiero per arrivare alla collina, Golan ci mostra diverse piante tropicali, come la pianta dei chiodi di garofano, il lemongrass (citronella) e la cassava (tapioca), che è simile alla nostra patata, usati in ambito culinario, oppure il teak e altissimi alberi di bamboo, usati in ambito edilizio. La pianta di teak ha anche proprietà medicinali e dalle sue foglie si estrae la tinta per colorare i batik.

Campi di ChiliStrade strette e dissestate, che costeggiano campi di riso, coltivazioni di tabacco, di mais, di chili e di cavolo, tra palme e alberi di banano, ci conducono attraverso i piccoli villaggi artigianali. I contadini intenti a lavorare nei campi alzano lo sguardo al nostro passaggio e ci sorridono. I bambini ci salutano e ci guardano incuriositi. Più volte infatti ci capita di passare davanti all’uscita di qualche scuola. Queste persone sembrano davvero felici nella loro semplicità di vita e penso che, ogni tanto, riportare lo sguardo sull’essenziale faccia bene anche noi.

Lungo le strade ci sono poi degli stendardi colorati per celebrare il giorno dell’Indipendenza che sarà il 17 agosto.

TofuArriviamo al villaggio di Karang, dove visitiamo una piccola fabbrica di tofu: il tutto è ambientato in una stanza sul retro di una casa, dove un ragazzo è intento a filtrare il latte di soia. Golan ci spiega il processo di produzione del tofu, offrendocene un assaggio preso da due panetti di tofu già pronti. Penso che Golan abbia lasciato di nascosto una mancia al ragazzo, ma in ogni caso a noi non è stato chiesto di pagare niente. Credo infatti che queste “mance” siano incluse nel prezzo del tour.

Ceramiche 2Ci spostiamo nel villaggio di Klipoh, importante per la produzione di ceramiche, dove diverse donne sono intente a lavorare l’argilla al tornio. Provo anch’io a creare un piccolo stupa al tornio con l’aiuto di una signora, che per fortuna interviene per riparare i miei danni, alleviando il mio senso di incapacità!

Infine arriviamo al villaggio di Tingal, dove si producono i batik. Nella fabbrica di batik che visitiamo non c’è nessuno, perché il proprietario ha finito del materiale ed è andato a comprarlo. Golan ci spiega comunque in breve il processo di decorazione e colorazione dei batik, ma tanto avremo modo di sentirlo più volte nel corso della vacanza.

Prima di pranzo vediamo altri due piccoli templi buddhisti nei dintorni: il Tempio di Pawon e il Tempio di Mendut, dove si trova una statua di Buddha alta 3 metri, che non ha le gambe incrociate ma è seduto normalmente con i piedi a terra. Vicino a questo tempio c’è il Monastero di Mendut, che presenta un bellissimo giardino con vasche con fiori di loto. Si può fare un unico biglietto di ingresso per i due piccoli templi al costo di 3.300 Rp, mentre l’ingresso al monastero è libero.

Saung Makan BU EmpatFinalmente si pranza! Golan ci porta in un posto bellissimo, fatto interamente di bamboo e costruito sull’acqua: il Saung Makan Bu Empat (JL. Borobudur, Mungkid, Ngrajek, Jawa Tengah 56512, Indonesia). Mentre aspettiamo che arrivino i singoli piatti, nel mio caso gamberi in salsa agrodolce, scopriamo una delle cose più buone mai mangiate: le patatine di cassava. Gustose e leggere, creano subito in noi una totale dipendenza, per cui, oltre a strafogarci di patatine sul momento, diventano oggetto di intense ricerche nel resto della vacanza!

Alle h15.30 circa siamo di nuovo nel traffico di Yogyakarta diretti all’albergo, dove ci rilassiamo con il primo massaggio indonesiano: io scelgo 15 minuti di foot massage e 15 minuti di back massage. Il massaggio è piacevole, anche se in alcuni punti un po’ doloroso (soprattutto sui polpacci!), perché viene usata la digitopressione.

Per sera scegliamo un altro ristorante nella vicina Jl Prawirotaman I, dove alcune band di strada entrano nei locali per intrattenere gli ospiti, passando da un ristorante all’altro. Alcune non sono niente male e propongono musica occidentale, spesso riarrangiata. Dopo cena andiamo al The Beatles Pub, in Jl Parangritis, e provo per la prima volta il narghilè!

Nonostante siamo arrivati solo da quattro giorni, oggi Java ha mietuto la sua prima vittima di noi sei: Marco ha infatti trascorso la giornata lottando strenuamente contro problemi intestinali e febbre, con un forte cedimento alla fabbrica di tofu! Per fortuna (anche mia) il tutto è durato un giorno, grazie ad una dormita di 15 ore (dal pomeriggio alla mattina dopo) associata a tachipirina. Chi sarà la prossima vittima?

Stay tuned!

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Mi chiamo Silvia e amo viaggiare. Dopo tanti bellissimi viaggi fai da te, è diventata sempre più forte la mia voglia di condividere la ricchezza e l'esperienza che ogni viaggio mi regala: nasce così ViaggiConMe. ViaggiConMe condivide tutto ciò che un viaggio può ispirare: racconti, immagini, riflessioni, emozioni, citazioni, notizie, consigli e soprattutto la voglia di andare.

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1 Comment

  • Silvia agosto 15, 2018 06.55 pm

    Ciao Silvia,
    I tuoi racconti sono molto utili, oltre che piacevoli da leggere. Ho preso appunti e mandato un’email all’indirizzo di posta che hai segnalato sopra, sperando che qualcuno mi risponda. Più che altro per evitare di ingaggiare un driver truffaldino all’uscita del Tempio.
    Grazie per la dritta!
    Silvia

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