Monumento agli Insorti di Varsavia, Quartiere di Muranow e Museo di Fryderyk Chopin

IMG_20151120_151812Dopo il gustoso pranzo da Pod Samsonem, continuiamo a seguire le tracce di storia sparse per la città, che spesso documentano le pene inflitte dal passato. Arriviamo così fino al colossale Monumento agli Insorti di Varsavia o Pomnik Powstania Warszawskiego, dedicato all’insurrezione dell’esercito polacco contro i nazisti nel 1944. Il monumento è diviso in due parti: il gruppo di statue a destra rappresenta i soldati polacchi pronti a combattere, mentre le statue a sinistra raffigurano i soldati polacchi che scappano attraverso le tubature sotterranee.

Il monumento di guerra si trova vicino alla Cattedrale dell’Esercito Polacco e all’elegante Palac Krasinskitch del XVII secolo, oggi sede della Biblioteca Nazionale. Passeggiamo nel parco dietro a Palac Krasinskitch, dove gli alberi spogli e irrigiditi dal freddo invernale lasciano immaginare la meraviglia dei colori primaverili, e arriviamo al Monumento agli Eroi del Ghetto o Pomnik Bohateròw Getta. Un monumento drammatico, inaugurato nel 1948 e posto davanti al Museo della Storia degli Ebrei Polacchi, che commemora la rivolta degli ebrei contro la distruzione del ghetto da parte dei nazisti nel 1943. Il monumento in pietra di colore grigio scuro, che con la sua austerità fa venire i brividi, raffigura da un lato gli eroi che hanno lottato contro i nazisti tra le fiamme del ghetto e dall’altro gli ebrei in fila durante la deportazione ai campi di concentramento.

IMG_20151120_153542Questa scultura si trova nel cuore del Quartiere di Muranow, che un tempo ospitava la più grande comunità ebraica d’Europa di circa 380.000 ebrei. Nel 1940, in seguito all’occupazione dei tedeschi, gli ebrei furono isolati dal resto della città attraverso la costruzione di un muro che delimitava l’area del ghetto. Inizialmente erano circa 450.000 gli ebrei ammassati nel ghetto, alcuni provenienti anche da altre città, e costretti a vivere in condizioni disumane: case sovraffollate, mancanza di cibo e igiene. A partire dal 1942 furono deportati e uccisi nel campo di concentramento di Treblinka oltre 300.000 ebrei e nel 1943 i pochi rimasti tentarono invano di ribellarsi ai nazisti, come ricordato dal Monumento agli Eroi del Ghetto. Da un semplice calcolo si intuisce come questa comunità sia stata quasi completamente annullata durante la guerra. Dico quasi perché, per fortuna, guardandomi intorno oggi percepisco nuovamente forte e radicata la tradizione ebraica qui, a Varsavia.

Dopo un momento di commozione davanti al Monumento agli Eroi del Ghetto, proseguiamo verso Umschlagplatz, un altro triste luogo che ha segnato la storia degli ebrei polacchi. Come anticipato sopra, da qui partirono più di 300.000 ebrei sui treni diretti al campo di concentramento di Treblinka tra il 1942-1943. Oggi c’è un monumento di marmo nero e bianco che ricorda un carro merci.

Sono circa le h16,00 ed inizia già a calare il sole. Sembra un dettaglio, ma se visitate Varsavia in questo periodo tenetelo presente per l’organizzazione delle vostre giornate. Vi consiglio infatti di riservare il tardo pomeriggio alla visita dei musei, sfruttando le ore di luce per visitare la città. Ovviamente anch’io ho sbagliato, visto che ho previsto come prossima tappa il Cmentarz Żydowski, il cimitero ebraico di Varsavia.

IMG_20151120_160346Siccome il pensiero di trovarmi in un cimitero al buio non mi attira, ci affrettiamo verso l’ingresso. Tuttavia, si sa che la fretta a volte gioca brutti scherzi! Infatti, arriviamo all’ingresso di Ulica Powazkowska, peccato che sia del cimitero sbagliato, il Cmentarz Powązki, cioè il cimitero più grande della città, che è attaccato al Cmentarz Żydowski, il cui ingresso è però in Ulica Okopowa 49/51! Ormai è tardi per raggiungere l’ingresso giusto, quindi facciamo un rapido giro tra le lapidi del cimitero cittadino e optiamo per la visita al Museo di Fryderyk Chopin, che chiude alle h20.00, ritornando nella zona del nostro albergo. Mentre andiamo alla fermata del tram, in Ulica Powazkowska notiamo una striscia d’asfalto lungo il marciapiede con la scritta “Ghetto Wall”, che traccia il perimetro su cui sorgeva parte del Muro del Ghetto.

IMG_20151120_175629Con il tram arriviamo fino Nowy Swiat, il terzo tratto della strada reale, che brulica di gente, locali e negozi disseminati tra gli eleganti edifici del XIX secolo. Da qui raggiungiamo il Museo di Fryderyk Chopin, situato all’interno del Palazzo Ostrogski del XVII secolo, che ripercorre la vita di Fryderyk Chopin (1810-1849) attraverso documenti originali, come lettere e spartiti, sezioni interattive e anche strumenti a lui appartenuti. Il museo è fatto molto bene, perché documenta in modo davvero esaustivo l’esistenza del compositore, ed è interessante soprattutto per chi, come me, non è appassionato di musica classica e vuole saperne di più. Non so se anche per Marco la visita sia stata altrettanto avvincente, visto che si è addormentato su una panca! In ogni caso, la visita dura circa un paio d’ore e per info su prezzi e orari: http://chopin.museum/en.

IMG_20151120_183205Usciamo dal museo che sono circa le h20.00, quindi decidiamo di andare direttamente a cena. Le viette nei dintorni di Nowy Swiat, come Ulica Chmielna, Ulica Foksal e Ulica Widok, sono frequentate da giovani e popolate da ristoranti e locali per il dopo cena con prezzi piuttosto bassi rispetto ai nostri standard. Questo quartiere ci presenta un altro aspetto di Varsavia, quello di città viva e moderna. Entriamo nel locale C.K Oberza, in Ulica Chmielna 28, molto accogliente, con interni in legno e disposto su due piani. Ordiniamo una zuppa e una bistecca, ma, dopo mezzora di attesa, si dimenticano di portarci la carne. Ormai la carne non ci va più e per scusarsi ci offrono la cena consumata. Dal mio punto di vista non erano tenuti a farlo ed è stato un gesto di cortesia, che in Italia o in altri posti più turistici dubito sarebbe successo! Piacevolmente sorpresi dall’ospitalità del ristorante, ci avviamo verso l’albergo per ritrovare un po’ di calore e di riposo dopo la lunga giornata.

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