Liberty Island, Ellis Island e Greenwich Village

3° GIORNO A NEW YORK – sabato 31 maggio 2014

La crociera per la Statua della Libertà parte alle h08.00. Usciamo presto, rimandando la colazione, e prendiamo la metro verso Battery Park, dove si trova l’imbarco. Ho prenotato i biglietti al sito http://www.statuecruises.com. Il biglietto da noi scelto costa 18,00$ ed è inclusivo di trasporto in battello, salita al piedistallo della Statua della Libertà, ingresso a Ellis Island e audiotour in italiano di Liberty e Ellis Island. E’ possibile prendere anche altre tipologie di biglietto, come quello per salire fino alla corona, al costo di 21,00$.

IMG_0912La scelta di imbarcarsi così presto è stata invece imposta dal fatto che per gli orari successivi i biglietti fossero già esauriti al momento della prenotazione on-line. Infatti, nonostante siano solo le h08.00 di sabato mattina, c’è già un sacco di gente. In realtà, la visita a Liberty e Ellis Island porta via almeno mezza giornata, quindi è meglio partire presto per poter dedicare il pomeriggio ad un’altra zona della città. Mentre facciamo la coda, rallentata dai controlli al metal detector, Marco ci procura la colazione, andando allo Starbucks più vicino. Ovviamente nessuno di noi riuscirà a finire il cappuccino ustionante in tempo per i controlli!

Un leggero venticello allontana le nuvole dal cielo azzurro pervaso dal sole, regalandoci una giornata limpida. Man mano che ci allontaniamo da Battery Park, navigando verso Liberty Island, alle nostre spalle prende forma il famoso skyline di Manhattan, definito dalle sagome irregolari dei grattacieli, tra le quali è ben visibile lo spazio lasciato dal crollo delle due torri gemelle.

IMG_0945La Statua delle Libertà è più piccola di quanto mi aspettassi. Mi aspettavo una statua di dimensioni paragonabili a quelle dei grandi grattacieli, invece rispetto a loro sembra una “bambina”. Questo vale ovviamente per le dimensioni, non certo per l’età. La Statua della Libertà è stata infatti inaugurata nel 1886 e probabilmente all’epoca appariva come un’opera mastodontica. La statua, rivolta verso il Vecchio Continente, è stata progettata da Frèdèric Auguste Bertholdi come dono agli Stati Uniti dalla Francia, il quale impiegò 21 anni per realizzare il progetto. Quando i pezzi furono terminati, vennero trasportati via mare fino a New York e qui assemblati sul piedistallo. Lady Liberty è alta 93 metri, dalla base fino alla torcia, ed è sostenuta da un pilastro centrale in acciaio realizzato da Gustave Eiffel, che ancora la statua al piedistallo, mentre il rivestimento esterno è in rame. La corona a sette punte rappresenta i sette mari e i sette continenti, la torcia rappresenta la fiamma della libertà e il libro riporta il giorno della Dichiarazione dell’Indipendenza, il 4 luglio 1776.

Appena arriviamo su Liberty Island provo la stessa emozione vissuta sul Top of The Rock, cioè la consapevolezza di essere veramente in uno dei posti più famosi del pianeta. Non importa se è piccola, la Statua della Libertà è qui davanti a me. Prima di salire sul piedistallo, passeggiamo per Liberty Island, seguendo l’audioguida. Da qui si vede benissimo lo skyline di Manhattan, che merita una sosta per qualche scatto da cartolina, e, quando arriviamo ai piedi della statua, è altrettanto bella la sua vista dal basso. La salita al piedistallo avviene attraverso le scale e prevede sempre un passaggio dai controlli di sicurezza. Pur non essendo ad un’altezza vertiginosa, dal piedistallo si gode comunque di un bel panorama su Liberty Island, Ellis Island, Manhattan e la baia circostante.

P1250176Riprendiamo il battello per andare nella vicina Ellis Island, punto di ingresso in America per milioni di immigranti dal 1892-1954. Qui, dove oggi si trova l’Immigration Museum, venivano accolti e registrati, e poi accettati o respinti, uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo. Il museo è disposto su tre piani e potrete seguire l’audiotour che vi condurrà attraverso esposizioni e ambienti in parte originali, come la Registry Room al secondo piano, l’enorme sala dove gli immigrati si mettevano in fila per essere registrati. Inoltre, al primo piano c’è un’area fornita di computer dove chiunque può verificare se qualche antenato della propria famiglia sia passato da qui. Il museo fornisce una chiara idea di quanto fosse difficile e incerto il destino di chi lasciava la terra d’origine nella speranza di trovare in America una vita migliore.

IMG_1045Verso le h13.00 il battello ci lascia di nuovo al Battery Park, da cui prendiamo la metro per raggiungere il Chelsea Market, nel quartiere di Chelsea. Il Chelsea Market è un mercato coperto che occupa la galleria al piano terra di una ex fabbrica di biscotti. L’edificio è grande e, oltre al mercato, ospita gli uffici di alcuni studi televisivi. Vi suggerisco di andarci per pranzo perché, anche se potrebbe esserci tanta gente, offre una buona scelta di posti per mangiare. Quello che più attira è sicuramente la pescheria, che sfoggia un banco del sushi da acquolina in bocca e propone aragoste giganti! Ci sono poi altri negozi, come negozi di abbigliamento, di souvenir e un negozio di spezie, per fare un po’ di shopping. Sto per deludervi, lo so, ma dal momento che l’aragosta è troppo gettonata e il mercato troppo affollato, Giovanni Rana sembra l’unico ad avere un posto a sedere per noi e così pranziamo al suo ristorante…vi dirò che i tortelli non sono così male! Faccio una digressione sulla mancia: come già detto è molto gradita (direi quasi obbligatoria), ma in base al grado di “soddisfazione” rispetto al servizio, si può decidere che % lasciare tra quelle indicate sullo scontrino. Non si lascia la mancia solo nei casi in cui ci si è trovati proprio male.

DSCN0944Dopo pranzo, ci addentriamo a piedi nel vicino quartiere di Greenwich Village. Il Village era il quartiere degli artisti e conserva ancora oggi un’atmosfera bohèmien. Di giorno i grattacieli lasciano spazio a tranquilli viali fiancheggiati da walk-up e townhouse, tra i quali si intercalano negozi di abbigliamento vintage e piccole botteghe, mentre di sera la musica jazz risuona nei locali famosi come il Blue Note. Nel tempo il Greenwich Village è diventato anche il quartiere della comunità gay, che si ritrova soprattutto in Christopher Street.

Il cuore “urbanistico” del Village è Sheridan Square, in onore del comandante Philip Sheridan, la cui statua si trova nel piccolo parco recintato della piazza, mentre il cuore “spirituale” del quartiere è Washington Square Park, costruito sopra ad un precedente cimitero. Nel parco troviamo davvero tanta gente: persone concentrate a giocare a scacchi, famiglie con bambini, artisti di strada, tipo trampolieri, marionettisti, musicisti, e studenti della vicina New York University. Inoltre in prossimità del Washington Square Arch ci sono dei divanetti per fare “Free Conversation”! Anche noi ci godiamo l’atmosfera frizzante del parco, concedendoci un po’ di riposo.

P1250265Essendo nel Greenwich Village non possiamo certo perderci la casa di Friends al 90 di Bedford St, che riconosciamo solo perché della gente la fotografa, e al 75 ½ di Bredford St c’è invece la casa più stretta della città. Infine, mentre andiamo a riprendere la metropolitana, vediamo degli streetballers che si preparano per giocare una partita di basket su un tipico playground o campo da strada.

Dopo questo assaggio di New York anticonvenzionale, rientriamo in albergo per un po’ di relax. Dobbiamo infatti recuperare le energie per la serata, che inizierà con una cena all’Hard Rock Cafè, nel Paramount Building di Times Square, per la quale abbiamo prenotato il priority seating al sito http://www.hardrock.com/cafes/new-york. Inutile dire che l’Hard Rock Cafè di New York è stupendo: sono esposti cimeli appartenuti a grandi star della musica, da Elvis Presley ai Beatles, come fosse un museo. Dopo la cena a base di hamburger, durante la quale ci facciamo rifilare la foto ricordo fatta all’ingresso, restiamo intrappolati nel negozio delle magliette, dal quale usciamo con almeno una maglietta a testa! Però le magliette sono molto belle! Ormai la serata promette bene in quanto a shopping, quindi via di nuovo in Times Square a cercare qualche regalo da portare a casa.

DSCN1067Ad un tratto incontro lui, il cowboy in boxer dal fisico scolpito, che suona la sua chitarra in mezzo alla strada. Senza accorgermene, mi ritrovo con la mia mano sul suo sedere e poi sul suo pettorale destro (devo ammettere, tutto molto soffice!). Ovviamente mi ha spinto Marco, che se la ride dietro la folla. Dopo questo scambio di effusioni, mi chiede pure un dollaro. Che delusione, e io che pensavo già di piacergli!

Questa volta mi addormento con i vestiti del giorno addosso. Penso che New York sia uno dei posti in cui ho dormito meglio: tra il fuso orario e i chilometri a piedi, in un secondo mi ritrovo nel mondo dei sogni.

 

 

 

 

 

 

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