Il Vulcano Bromo

Il 7 agosto 2015 alle h00.00 ci troviamo davanti al nostro albergo a Malang con il driver e la guida locale della Helios Tour per partire alla volta del Gunung Bromo.

Abbiamo contattato l’agenzia Helios Tour (http://www.heliostransport.com), citata sulla guida Lonely Planet, dall’Italia, tramite l’indirizzo presente sul sito, e siamo rimasti in contatto via mail con la collaboratrice Dea Della Fortuna (dea.heliostransport@outlook.com). Può sembrare un nome fasullo, ma vi garantisco che esiste davvero! Abbiamo contattato anche altre agenzie locali trovate su internet, ma a parità di costi e per via delle solerti risposte, la Helios Tour ci è sembrata la scelta migliore. Ci tengo a precisare che non è obbligatorio prenotare in anticipo dall’Italia, ma è possibile organizzare l’escursione direttamente sul posto, perché di agenzie che propongono tour simili se ne trovano tante, specialmente a Yogyakarta. Io però preferisco partire avendo già organizzato tutto per godermi il posto, senza perdere tempo a cercare, anche se potrebbe costare qualche rupia in più.

Per prenotare il tour abbiamo versato una caparra di 40,00 euro tramite bonifico. Avremmo preferito non anticipare nulla, ma abbiamo fatto bene a fidarci, perché si sono dimostrati assolutamente puntuali e coerenti al programma concordato. Il costo dell’escursione di 2 giorni tra Gunung Bromo e Ijen Plateau è stato di 1.550.000 Rp/persona, inclusivo di pulmino privato con driver, guida in inglese, due colazioni, il pernottamento per la notte tra 7-8 agosto, i costi di ingresso ai parchi vulcanici con posteggio e il biglietto della nave per l’isola di Bali.

Visto che il giorno prima non sono riuscita a dormire, sfrutto le 3h di viaggio tra Malang e Cemoro Lawang per fare un pisolino. Giunti quasi a destinazione, guardo fuori dal finestrino in cerca di riferimenti, ma è tutto completamente buio. Dagli ondeggiamenti del pulmino e dallo sforzo del motore si capisce che stiamo salendo su strade dissestate. Si inizia ad intravedere qualche casa e alle h3.30 arriviamo al villaggio di Cemoro Lawang, situato ai bordi dell’enorme caldera del Tengger. La caldera del Tengger si è formata migliaia di anni fa dall’esplosione dell’omonimo vulcano, creando questa enorme voragine larga 10 Km e ricoperta di sabbia vulcanica, la quale forma il cosiddetto Sea of Sand. In seguito all’esplosione, nella caldera sono emersi tre coni vulcanici: il Gunung Bromo, Kursi e Batok.

Comunque per ora siamo immersi nell’oscurità e non si vedono ne caldere ne vulcani. Scendiamo dal pulmino e fa abbastanza freddo, ma almeno ci riprendiamo dallo stato comatoso. Decidiamo di fare la colazione al ritorno, non pensando al fatto che sarebbe avvenuto dopo 7 lunghissime ore! Mi pento di non avere portato uno snack per calmare il mio stomaco nei momenti difficili!

20150807_054134Scortati da un’altra guida del posto, iniziamo la salita con le torce verso il Belvedere Seruni, sul Monte Pananjakan, che si affaccia sulla caldera, percorrendo un sentiero nel bosco. Il Belvedere Seruni è un punto panoramico secondario, un po’ meno invaso dai turisti. Questa prima salita va bene: in 40 minuti siamo su! Ci siamo noi, e pochi altri, e sono solo le h04.30. Dobbiamo attendere fino alle h06.00 per vedere il sorgere del sole, ma per fortuna più avanti c’è una terrazza dove preparano bevande calde, così decidiamo di ingannare il tempo con un buon thè.

Ora non ci resta che sederci e aspettare. Nell’oscurità, in lontananza, si vedono le luci dei villaggi che punteggiano i neri pendii. E’ impossibile immaginare che cosa stia per presentarsi davanti ai nostri occhi, dove adesso è tutto nero. E’ strano trovarsi di fronte a tanta bellezza, senza sapere che ce l’hai davanti, finchè il sole non te la mostra.

20150807_061911Il cielo diventa rosa e nella foschia si intravede uno sprazzo di fumo. Lentamente prende forma un cono vulcanico rugoso vicino ad un altro vulcano fumante, il Gunung Bormo, entrambi immersi in un deserto di sabbia. Dietro di loro affiorano altri rilievi, fino all’imponente vetta del Gunung Semeru (3600m), il vulcano più alto di Java. Il parco vulcanico si chiama infatti Parco Nazionale di Bromo – Tengger – Semeru.

Intorno a questa enorme caldera ci sono poi le montagne ricoperte di verdi foreste e sulla parte pianeggiante, che arriva fino ai bordi della caldera, ci sono i campi coltivati. Dunque un paesaggio unico: un territorio quasi desertico ritagliato in mezzo ad una natura rigogliosa.

20150807_070013Dopo avere scattato innumerevoli foto, scendiamo per raggiungere il cratere fumante del vulcano Bromo, attraverso il Sea of Sand. La discesa ci porta lungo il pendio delle montagne, tra i boschi fino ai campi, per poi scendere lungo il ripido bordo della caldera. Da qui parte il tratto di camminata in mezzo alla sabbia. Più ci avviciniamo al vulcano, più il paesaggio diventa surreale!

Nonostante siamo immersi in un meraviglioso spettacolo della natura, che indurrebbe qualsiasi viaggiatore a raccogliersi in contemplazione, iniziano le mie continue e noiose lamentele per la stanchezza, considerando che stiamo già camminando da più di un’ora. Aggiungiamoci anche il caldo, la sabbia che si infila ovunque e lo stomaco vuoto per dire addio alla contemplazione e aggravare il mio sconforto!

20150807_072724La maggior parte dei turisti infatti attraversa il Sea of Sand con la Jeep (e hanno tutto il mio appoggio!), ma, come avrete capito, a noi non piacciono le cose semplici! In ogni caso, i miei compagni di viaggio sembrano molto divertiti dalla mia reazione e sdrammatizzano, peggiorando ulteriormente la situazione. Alla fine decido: al ritorno prendo una Jeep da sola!

Finalmente, dopo due ore di camminata, siamo ai piedi del cratere. Per arrivare in cima bisogna fare altri 30 minuti di salita e 250 gradini. Volendo si può arrivare fino alla scalinata anche a cavallo o su un mulo. Portatevi un foulard per coprirvi la bocca e il naso, perché tra persone che camminano, muli e cavalli, si solleva un sacco di sabbia.

20150807_083239Il cratere è impressionante: il fumo esce di continuo e sale verso di noi, coprendo il buco profondo da cui origina, un affascinante mistero. La visuale del cratere è poi accompagnata da un forte rumore, come fosse una pentola che bolle, proveniente dalle viscere del vulcano, a conferma della sua incessante attività. Ovviamente tra noi e il cratere c’è un ringhiera di protezione, che tuttavia non copre proprio l’intera circonferenza del cratere, quindi fate attenzione.

In un’altra ora di camminata (ho rinunciato all’idea della Jeep!) riattraversiamo il Sea of Sand e risaliamo con uno sforzo mai fatto prima (sono un po’ fuori allenamento!) i bordi ripidissimi della caldera per raggiungere finalmente il nostro pulmino. Una volta a bordo, ci danno la colazione, che vedo con piacere essere stata confezionata dalla bakery dell’Hotel Tugu Malang e che divoro in tempo record, e ci rimettiamo in viaggio per Bondowoso.

Per le successive tre ore nel pulmino cala il silenzio e siamo tutti in uno stato di catalessi. Torniamo alla realtà solo quando ci fermiamo per pranzo nella località di Pasir Putih. Il posto del pranzo non è niente di che e neanche la vicina spiaggia merita una sosta. Non vediamo l’ora di essere in albergo! Abbiamo letto che gli alberghi a Bondowoso e Sempol sono delle bettole, quindi siamo pronti al peggio.

Dopo circa un’ora arriviamo all’Hotel Palm (http://www.palm-hotel.net) di Bondowoso. La hall dell’albergo ci illude per un attimo di essere fortunati, infatti sembra molto bella, ma ci ricrediamo appena vediamo le stanze. La camera è molto spoglia e trascurata, con le lenzuola un po’ macchiate; i rubinetti della doccia e del lavandino non funzionano, perciò chiediamo ospitalità ai nostri amici Ricky e Jessica per lavarci; infine non c’è acqua calda. Per fortuna siamo tutti dotati di un buon spirito di avventura e ci adattiamo senza troppi problemi. Alla fine sono questi i ricordi che rimangono più impressi e che si raccontano sorridendo.

20150807_202042Per cena andiamo, insieme alla guida, alla festa di paese, nel parco cittadino, dove ci sono musica dal vivo, bancarelle e warung. Il gruppo che suona musica pop indonesiana non è niente male! A noi viene da ballare, ma vediamo che nessuno balla. Notiamo anche che alla fine di ogni pezzo nessuno applaude. La guida ci spiega che qui funziona così, cioè non si applaude per manifestare il proprio riconoscimento.

Se, come vi dicevo nel precedente post, a Malang ci sentivamo osservati, qui, in questa piccola cittadina, la sensazione è ancora più forte, così come si capisce che è più forte la tradizione islamica. Non so se le due cose siano legate, ma tutti ci seguono con lo sguardo e ci squadrano, come fossimo extraterrestri. Vediamo che le donne sono coperte dalla testa ai piedi, con vestiti lunghi o pantaloni (in piscina ad esempio fanno il bagno vestite), mentre io e Jessica abbiamo dei pantaloncini, forse è per questo. Finora però non ci era mai capitato di doverci preoccupare dell’abbigliamento. Il loro sguardo tuttavia non è sempre severo, ma è anche curioso. Qualcuno infatti ci saluta e cerca di fare conversazione. La guida ci spiega che, essendo occidentali, dal loro punto di vista, assomigliamo alle star del cinema, quindi ci guardano con una certa ammirazione. Wow! In ogni caso, non ci da particolarmente fastidio, anzi, ci sembra solo strano!

20150807_202615Ci sediamo in un warung molto spartano e ordiniamo qualche piatto indonesiano, come il nasi goreng (riso saltato) e i cumi cumi goreng o bakar (calamari fritti o alla griglia). Tanta stima va ad Alessandro, che ha il coraggio di ordinare un piccione alla griglia, e, nonostante l’aspetto verdognolo, lo finisce senza esitazioni! In realtà la cena non passerà inosservata, per via del fritto e dell’aglio, e avrà forti ripercussioni sulla nottata di qualcuno di noi.

Mi addormento con le gambe doloranti e con le immagini incredibili del Bromo ancora davanti agli occhi. L’avventura sui vulcani di Java continua e nella prossima puntata andremo sull’Ijen Plateau.

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